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Screenshot 2020 02 03 Ente Nazionale Protezione Animali
GrazieVolon
Anche Pasolini e la Magnani...  (Fonte: Enpa Nazionale)

anna magnaniNel dicembre del 1969, Pier Paolo Pasolini scrisse una lettera a Anna Magnani. Lui “del tutto privo di sentimentalismi nei confronti degli animali”, lei regina delle gattare di Roma. È una lettera di similitudini, di analogie, di immagini di uomini e di animali che “mostruosamente si confondono”.

Cara Anna,
ricordo un pomeriggio del settembre 1943. C’è il sole,
l’odore della campagna calda. Davanti a me vedo la stazione di Casarsa. È stranamente deserta.

Deserto il piazzale, deserta la strada bianca e polverosa che va verso San Giovanni. Si sentono delle voci risuonare sui binari su cui è fermo un treno merci: sono voci di soldati tedeschi.
Non so perché io sono lì: è certamente un caso o una pazzia. Ma questo ricordo galleggia solo e staccato da tutto il resto del tempo.
 
Il treno merci di fronte alla stazione di Casarsa è pieno di militari: dentro i vagoni piombati essi stanno in piedi, gremiti, tanto da non poter muoversi. Si sentono i loro lamenti e le loro voci. Arrivano di corsa, non so da dove e da chi chiamati, due o tre carretti, coi cavalli guidati da donne e ragazze.

Nei carretti ci sono cesti di frutta e del pane. Le donne allungano la roba da mangiare ai soldati attraverso i piccoli finestrini del treno, da cui sporgono disperate le mani.

Scrivo a te questa lettera perché so del tuo amore per le bestie. Ho letto in questi giorni che dei treni pieni di animali da macello, cavalli o buoi, usano stare fermi tre o quattro giorni in certe stazioni di confine. Le bestie, gremite dentro i vagoni piombati, non mangiano né bevono e spesso muoiono.

Anche gli uomini morivano nei treni merci diretti verso la Germania, e i loro corpi restavano per giorni tra i corpi dei vivi, sugli escrementi.

Nella mia fantasia le due immagini - quella dei vagoni pieni di uomini e quella dei vagoni pieni di animali - mostruosamente si confondono.

Io sono del tutto privo di sentimentalismi nei confronti degli animali: in questo sono insospettabile. Eppure proprio perché ricordo, con un’angoscia che è rimasta uguale, i martìri che hanno patito allora gli uomini, ho pietà per i martìri che continuano a patire gli animali.

Lo so che non c’è nulla da fare: che tu, che io possiamo commuoverci quanto vogliamo, possiamo protestare quanto vogliamo. Coloro che hanno degli interessi in gioco in quel lugubre traffico di bestie da macello, sono infinitamente più forti di noi, e la vittoria sarà sempre loro.

Pier Paolo Pasolini

Nella foto, una delle due opere dedicate a Anna Magnani che David “Diavù” Vecchiato ha realizzato nel 2016 sulle scalinate del mercato Trionfale di via Andrea Doria, a Roma. In una Nannarella ha un cane, nell’altra un gatto.

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Animali...in codice!

RadioBariDurante la Resistenza, fu fondamentale il ruolo della radio. Radio Londra, in particolare, trasmetteva messaggi in codice, ma trasmettevano messaggi anche Radio Bari e Radio Napoli. Erano i “messaggi speciali”,
un particolare cifrario che solo i militari e i partigiani conoscevano e che era coperto da segreto militare. Ovviamente nei messaggi speciali c’erano anche gli animali. Erano comunicazioni senza un senso apparente, alcuni incomprensibili, altri a prima vista scontati. Ma ogni messaggio era un comando o una istruzione. Ad esempio: “Il pappagallo è rosso”, “La mucca non dà latte”, “L’aquila vola”. La trasmissione con i messaggi speciali cominciavano tutti così: “Parla Londra”.
Il messaggio speciale più insolito è forse quello trasmesso da Radio Bari nel maggio del ‘44: “Il gallo non fa l’uovo”. Ma certo che il gallo non fa l’uovo, che storia è? Curiosamente, in questo codice segreto non c’erano gli animali da compagnia: niente cani e niente gatti, solo animali da reddito e animali esotici e selvatici. In quantità.
Curiosa la storia di Radio Bari. Trasmetteva prima dell’8 settembre ‘43 anche notiziari in arabo, poi vista l’importanza strategica di quell’antenna, l’11 settembre ‘43 sbarcò a Taranto il maggiore britannico Ian Greenlees, conoscitore della cultura italiana e traduttore in inglese di Benedetto Croce, con l'ordine di salvare Radio Bari. Greenlees assunse la direzione della radio e continuò a trasmettere misteriosi ma importanti messaggi in cui si affermavano cose scontate. Come, appunto, il fatto che il gallo non fa l’uovo.

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