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Continua la pubblicazione sul sito ECOGRAFFI degli articoli del nostro presidente Gilberto Germani. Questa volta si parla di sagre, palii e feste paesane.

Ancora oggi migliaia di animali, in tutto il mondo, sono utilizzati in sagre, pali e feste popolari, forzati a compiere azioni per loro innaturali, costretti a competizioni estenuanti o esibiti per essere venduti.

La tradizione è la motivazione principale che viene adottata per giustificare questi spettacoli, fonte di notevole stress e sofferenza per gli animali, ma in realtà dietro queste usanze vi sono anche forti interessi di natura economica. Tramandarne la memoria non deve significare perpetrarle immutate nel tempo, i contenuti culturali di queste “tradizioni” andrebbero analizzati, conservandone alcuni ma sostituendo quelli inerenti l’impiego di animali.

Oltre che crudeli sagre e palii sono infatti anche diseducativi verso adolescenti e bambini, perchè nascondono dietro ad una velo di apparente normalità espressioni di violenza e coercizione verso gli animali. Non vi è giustificazione a questo tipo di intrattenimento, superare ed abbandonare crudeli abitudini del passato è un cambiamento necessario per una società civile.

Tratteremo solo alcune della manifestazioni cruente che si svolgono regolarmente in Italia e in Spagna, con l’intento di dissuadere il lettore ad assistervi, unico sistema di boicottaggio.
palio di Siena
PALIO DI SIENA È tra le giostre equestri più antiche del mondo, ad ogni palio partecipano dieci contrade e si svolge nella piazza centrale di Siena. Il palio è vinto dal cavallo, con o senza fantino, che per primo compie tre giri in senso orario della piazza. Gli animali rimangono spesso gravemente feriti durante la competizione e in molti casi vengono soppressi.

Una competizione storica di chiaro stampo medievale, che si svolge due volte l’anno e che attira migliaia di turisti da tutto il mondo, l’unicità e la spettacolarità rendono questo evento la manifestazione storica più importante d’Italia. Il Palio viene corso ininterrottamente da più di 100 anni, pertanto non possiamo parlare di una rievocazione storica, ma di una vera e propria festa popolare, sentita come non mai dai partecipanti e dal pubblico che la segue.Si afferma come festa senese solo all’inizio del ‘600 come manifestazione organizzata dalle Contradeche vi partecipavano, in seguito intorno al 1656 fu organizzata direttamente dal Comune.
All’inizio veniva organizzato solo il Palio di Provenzano (2 luglio), e la Contrada vincitrice poteva organizzare il Palio del 16 agosto (dell’Assunta) a sua discrezione. Capitava quindi che venisse corso solo il Palio di luglio. Solo dal 1802 anche il Palio dell’Assunta fu organizzato dal Comune. Il Palio viene corso dalle Contrade cittadine: Siena è divisa in 17 Contrade, che corrispondono ai territori della città. Di queste solo 10 possono concorrere alla gara, di cui 7 partecipano di diritto, mentre le altre 3 vengono estratte nei giorni prima dell’evento. Per quanto riguarda il Palio di luglio, le Contrade aventi diritto a partecipare sono: Pantera, Giraffa, Selva, Istrice, Aquila, Torre e Liocorno; le altre saranno estratte il 25 maggio. Invece per il Palio di agosto, le partecipanti di diritto sono: Tartuca, Pantera, Aquila, Nicchio, Oca, Torre e Selva; le altre saranno estratte il 6 luglio.
PALIO DELLA RANA (Fermigliano) I partecipanti spingono una carriola di legno con sopra una o più rane lungo un percorso. Se l’animale salta e cade deve essere riposizionato fino all’arrivo al traguardo. Spesso le rane finiscono schiacciate dalle ruote delle carriole o dalla folla circostante, ma non importa se qualcuna incappa in questo destino perché negli stand gastronomici sono comunque il piatto forte.

SAGRA DEI OSEI (Pordenone) Alla festa della natura inscenata da più di settecento anni in provincia di Pordenone, vengono messi in mostra migliaia di animali, rinchiusi in gabbie minuscole e sovraffollate, Molti sono uccelli da richiamo, utili ai cacciatori per adescare le loro prede, impossibilitati a seguire il loro istinto alla migrazione e condannati ad esprimere il loro desiderio di libertà solo tramite il canto che a loro insaputa attirerà i propri simili verso i proiettili dei cacciatori. Molti di questi vengono anche accecati in quanto, secondo tradizione, canterebbero meglio.
colombella


PALOMBELLA DI ORVIETO Una colomba bianca viene inserita in un tubo di plexiglass, fissata a una raggiera metallica contornata da mille petardi scoppiettanti e fatta scendere in velocità dal campanile della chiesa lungo un filo metallico. Questa è la sceneggiata che rappresenterebbe lo spirito santo che discende sugli apostoli illuminandoli, la colomba, considerata l’icona dell’evento, in realtà non è altro che un animale imprigionato e relegato al ruolo di vittima sacrificata in nome di una ritualità che resta immutata da secoli.

La Festa della Palombella fu istituita nel XV secolo per iniziativa della famiglia dei Monaldeschi e, originariamente, si svolgeva all’interno del Duomo, finché dal 1845, per rispetto della santità e incolumità della Cattedrale, fu spostata sulla piazza prospiciente, facendo partire la colomba dai tetti dei Palazzi Saracinelli e Faina. È soltanto dal 1940 che la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Madonna parte dal tetto della vicina Chiesa di San Francesco, percorrendo, su un cavo aereo, la Via Maitani.
Come da copione, la festa prevede che, a mezzogiorno in punto, il vescovo sventoli un fazzoletto bianco dal balcone del Palazzo dell’Opera del Duomo, dando così il segnale ai valletti – li riconoscerete, in mezzo alla folla, per via delle livree e delle parrucche settecentesche che indossano – già posizionati sotto il baldacchino con il Cenacolo che, nei giorni che precedono la festa, viene allestito sul sagrato della cattedrale. Accompagnata dal suono delle campane, la bianca colomba, legata con nastrini rossi a una raggiera, scende verso il baldacchino addobbato con tralci di foglie. All’interno dell’edicola neogotica trovano posto sei antiche sagome lignee dipinte, che raffigurano la Vergine e gli Apostoli a grandezza naturale in una composizione di articolata simmetria. All’arrivo della colomba, sul loro capo, si accende una fiammella, tra lo scoppio di mortaretti, gli applausi e gli immancabili palloncini sfuggiti di mano a qualche bambino.

Scortati dai tamburini del corteo storico, i valletti mostrano la palombella alla folla e la portano all’interno del palazzo dell’Opera del Duomo, dove il volatile viene liberato, visitato e dato in dono all’ultima coppia di sposi novelli, che hanno il compito di prendersene cura finché sarà in vita. Il nastrino rosso, tagliato in molti pezzi, sarà regalato ai fortunati che hanno l’onore di assistere dalle finestre riservate alle autorità e agli invitati.

Negli anni la festa si è attirata le critiche di molti animalisti che, adducendo le sofferenze per il piccolo volatile, hanno chiesto la sostituzione della colomba con un simulacro.

La colomba scelta per simboleggiare la discesa dello Spirito Santo deve percorrere tutta la Via Maitani senza mai fermarsi. Secondo antiche superstizioni, infatti, se si ferma a metà strada segue un anno di sventure. La possibilità che questo avvenga, in realtà, appare piuttosto remota, dal momento che il cavo teso è in acciaio. Anticamente, però, quando era ancora una corda, la colomba si fermò presagendo l’arrivo della guerra.
 Dopo aver parlato delle tradizioni italiane, proseguiamo analizzando cosa succede in Spagna.

Oltre alle corride ogni anno si svolgono in Spagna circa 3.000 feste patronali in genere in onore di santi e madonne locali in cui vengono coinvolti, tormentati e uccisi animali di ogni specie: vitelli, caprette, asini, cani, gatti, oche, galli. Quasi tutte le feste si concludono con il taglio dei genitali dell’animale. I bambini sono spesso invitati ad emulare i grandi. In alcune cittadine i bambini entrano gratis a vedere la corrida. Proibite dal 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili che religiose e alcune, considerate di interesse turistico internazionale, vengono sovvenzionate ufficialmente.

Festa di San Firmino a Pamplona | Ogni anno, dal 7 al 14 luglio, le strade della città spagnola di Pamplona si tingono di rosso. Migliaia di turisti stranieri e spagnoli, in occasione della festa di San Firmino – Los Sanfirmines, in spagnolo – invadono le strade della città, nel nord del Paese, indossando la tradizionale bandana rossa e la camicia bianca.La festa è nota per il cosiddetto encierro, la liberazione dei tori che corrono per le strade in ciottolato della città inseguendo i partecipanti. Il 7 luglio, giorno d’apertura dell’edizione del 2015, sono stati liberati sei tori di circa sei tonnellate e mezzo. Nei due minuti e 23 secondi della corsa, che si snoda su un percorso di 850 metri, i tori hanno incornato due americani e un cittadino britannico. Altre otto persone sono rimaste ferite, ma nessuno è in pericolo di vita. Dal 1990, sono morte 15 persone durante la corsa. La festa di san Firmino, che onora il santo patrono della città, risale al tredicesimo secolo e divenne famosa grazie al romanzo dello scrittore americano Ernest Hemingway Fiesta (Il sole sorgerà ancora, 1926). La corsa di Pamplona è contestata duramente dagli animalisti, che protestano contro le crudeltà inflitte ai tori, uccisi dopo la corsa.Festa dell’asinello | Ogni anno a Villanueva de la Vera (Extremadura) durante la “Pero Palo” Fiesta, il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, un asinello piccolo e vecchio cavalcato dall’uomo più grasso del villaggio, attraversa il paese attorniato dalla folla isterica e ubriaca che lo bastona selvaggiamente. viene trascinato dalla folla. Quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni, per ore esposto a colpi di pistola vicino alla sua testa e mortaretti esplodono tra le sue zampe, ed a causa dello stress, l’asino suda molto e crolla un certo numero di volte finché l’animale agonizza. Una volta l’intero festival era improntato sul fatto che il divertimento dovesse finire nel momento in cui “finiva l’asino”, ossia quando l’animale moriva. Le leggi più recenti dovrebbero proibire questo genere di crudeltà in toto ma nella Spagna di oggi poco è cambiato, e sebbene a Villanueva non si possa più abusare dell’asino, le torture si ripetono identiche e sistematiche, ogni anno.

Festa del Toro Embolado | E’ la “festa” del Toro con le corna di fuoco, tradizione che continua a essere praticata in una cinquantina di province di Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna. Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco. Mentre l’animale impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, perseguitato e bastonato dalla folla.Queste, però, non sono le uniche occasioni durante le quali vengono maltrattati e uccisi animali, in nome di una supposta tradizione e cultura. A Manganeses Polverosa (Castilla Leon) una capra viva viene gettata dal campanile della chiesa, mentre a Salas de los Infantes polli e tacchini vengono uccisi a bastonate da ragazzi con gli occhi bendati, tra le urla della folla scatenata. A Sagunto(Valencia) si pratica il lancio in aria dei tacchini durante il quale si tenta di afferrarli in qualsiasi modo, anche se muoiono. Il 5 ottobre del 2007 il Tribunale Superiore della Giustizia ha annullato la risoluzione amministrativa che autorizzava questa festa nel 2005. L’opinione pubblica è ancora divisa. A Tordesillas (Castilla-Leon) un toro viene rincorso e massacrato a colpi di lancia da un centinaio di uomini a cavallo. Vince la “lancia d’oro” chi riesce ad atterrare l’animale e a tagliargli i testicoli, mentre il toro è ancora vivo e cosciente. A Benavente (Zamora) diversi tori vengono strangolati lentamente con una corda legata al loro collo e tirata da 300 uomini. A Coria (Caceres) la folla insegue dei tori attraverso le strade del villaggio lanciando loro freccette e mirando agli occhi. Quando gli animali si accasciano vengono castrati, mutilati e pugnalati fino alla morte. A Carpio del Tajo (Castilla la Mancha) dei cavalieri staccano la testa a oche vive appese a una corda stesa attraverso la piazza del mercato.Negli ultimi anni è stato proibito lanciare la capra dal campanile a Manganesos de la Polvorosa. Adesso si lancia una capra di cartone o di pietra Vietata anche la manifestazione dei galli di Guarrate (a Zamora) dove uomini a cavallo dovevano squartare dei galli con una spada. Proibito anche a Cazalilla (Jaén) lanciare una tacchina dal punto più alto della chiesa del popolo.

Un altro esempio di maltrattamento animale che esiste in Spagna riguarda i levrieri. Grazie alla loro velocità, i cacciatori comprano questi cani per una stagione, e se ne disfano impiccandoli quando termina la stagione della caccia. Molti di questi animali sono stati ritrovati impiccati a rami di alberi nei boschi della provincia di Toledo, ma questa mattanza ha luogo in tutto il Paese.

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